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I percorsi di Paolo Bettini: “La ‘mia’ Toscana con occhi nuovi”

3 minuti di lettura
Il Campione Olimpico di Atene 2004 ci porta sugli oltre 100 km fra le province di Livorno e Pisa che rappresentavano il suo tracciato di prova negli anni da professionista. “Solo dopo aver smesso ne ho scoperto l’incredibile bellezza.”

Una volta al mese, il Campione Olimpico e due volte Campione del Mondo di Ciclismo Paolo Bettini ci racconta un percorso legato alla sua vita e alle sue esperienze: un modo intrigante per scoprire nuovi itinerari, visti e pedalati da un grande campione delle due ruote

Cari amici di DINAclub,

oggi per me è giornata di prime volte. Ho vissuto tanti anni della mia vita pedalando, e ho avuto la fortuna di far scrivere più di qualche pagina di cui vado orgoglioso; poche volte, però, mi è capitato di trovarmi dalla parte di chi scrive, e meno ancora di farlo per raccontare le mie esperienze in bici senza un numero sulla schiena.

Sono contento che Repower mi abbia dato questa opportunità, soprattutto per il modo in cui il mio rapporto con la bicicletta è cambiato dopo aver chiuso la mia esperienza da professionista.

Ho vissuto appieno dodici anni da atleta: una vita che mi ha dato grandi soddisfazioni, ma che non regala nulla, e per la quale la bicicletta richiede una dedizione esclusiva. Una bicicletta che fa godere, nei giorni più belli, ma che difficilmente si fa godere.

È per questo che quando ho lasciato il professionismo non mi sono limitato a staccare il numero dalla schiena: ho staccato anche il ciclocomputer dal manubrio, e ho deciso di vivere le due ruote in un altro modo. Recuperando tempo per me, per tante cose della mia vita che ho dovuto sacrificare, e anche per cercare una diversa prospettiva.

In che modo? Quando ero professionista, c’era un percorso al quale ero particolarmente affezionato. Era il mio percorso “test”, tutti i pro’ ne hanno uno: quello su cui misuri valori e sensazioni prima di un grande appuntamento, quello a cui domandi come stai e che, di solito, ti risponde la cruda verità.

Il “mio” percorso è un anello di circa 120 km, reso piuttosto impegnativo dai tanti saliscendi, fra mare e colline, partendo dalla zona di casa mia, vicino Cecina (LI). Si passa da Riparbella, La California e poi si punta a sud verso Bolgheri, una località che tutti gli amanti del vino conoscono: in pratica, su una sola strada nel giro di 5 km c’è tutta la storia di quelle etichette note come “SuperTuscany”. Un posto senza eguali al mondo, con gli inconfondibili cipressi a incorniciare lo sguardo.

Si rimane ancora vicino al mare fino alla zona di Donoratico, poi si svolta verso entroterra – e si comincia a salire. Pendenze non impossibili, soprattutto se si pedala senza fretta, ma un po’ di gamba ci vuole, oppure il supporto dell’assistenza elettrica nel caso delle e-bike può essere d’aiuto.

Ne vale la pena però: si passa per borghi spettacolari e pittoreschi come Monteverdi Marittimo e Canneto, perle da non perdere: piccole oasi di bellezza, perfette per riprendere fiato. Da qui si entra in quello che è noto come “distretto della Geotermia”, un’area – quella che circonda la zona di Pomarance – in cui, grazie alla trasformazione del vapore sotterraneo in energia elettrica, si produce il 26% (!) del fabbisogno energetico della Toscana, il tutto da fonte completamente rinnovabile. Lo sapevate?

Transitiamo per la pittoresca Selvazzano prima di muovere a nord verso Pomarance e Volterra, località viste più volte negli ultimi anni anche alla Tirreno-Adriatico. Siamo al centro della Toscana più autentica: da qui si può godere di spettacolari vedute sulla campagna, e anche di qualche piacevole sosta enogastronomica.

Siamo ormai nella fase conclusiva del nostro giro, che procede facile in leggera discesa verso la chiusura del cerchio – anche se per tornare al “mio” punto di partenza c’è un bello strappo da affrontare proprio in chiusura. Meglio arrivarci con qualcosa ancora nel serbatoio.

Ma tornando al mio racconto: nel 2009, l’anno successivo al mio ritiro, una volta sono stato su questo percorso insieme a degli amici. Un’altra testa, un altro spirito rispetto ai miei giorni da pro’. Ebbene, passando in zona Bolgheri mi sono fermato, ho alzato la testa, e mi sono perso nella bellezza. Quando l’ho detto ai miei amici, mi hanno guardato perplessi: poteva un tratto che avevo percorso centinaia di volte sorprendermi ancora?

La risposta ovviamente è sì, ma c’è il trucco: le altre volte lo avevo fatto con gli occhi sul ciclocomputer, la mente sulle tabelle di allenamento, la ricerca delle sensazioni che mi dessero le risposte giuste a livello psicologico. Le altre volte su quel percorso aveva pedalato Bettini, quella volta “solo” Paolo. E Paolo riesce a vedere cose che Bettini non vedeva, perché non ne aveva il tempo.

Andare in bici per sé stessi, e per il piacere di vivere il momento, è una delle gioie della vita, sicuramente una delle gioie della mia vita di oggi. E un po’ di questa gioia, da oggi, spero di condividerla con voi.

A presto!

Segui Paolo Bettini su Instagram e scopri tutte le sue avventure in bici sul profilo Komoot!

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