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I percorsi di Paolo Bettini: L’Eroica, lucida e romantica follia

8 mesi fa •  3 minuti di lettura
Le strade bianche più famose al mondo raccontate dal campione toscano fra ricordi, polvere, deviazioni e… un ultimo posto

Una volta al mese, il Campione Olimpico e due volte Campione del Mondo di Ciclismo Paolo Bettini ci racconta un percorso legato alla sua vita e alle sue esperienze: un modo intrigante per scoprire nuovi itinerari, visti e pedalati da un grande campione delle due ruote

Cari Amici di DINAclub,

da Toscano e da ciclista, parlare di Eroica e dei suoi percorsi, delle sue strade bianche, non può lasciare indifferente. Eppure, vi dirò, i miei primi ricordi di questi percorsi, con la bicicletta, non hanno proprio nulla a che fare.

Sarà stato il 1988, forse 1989: all’epoca, l’Eroica non esisteva ancora. Quegli stessi sterrati che il ciclismo ha reso famosi e ambiti in tutto il giorno, all’epoca erano feudo di ben altre ruote: quelle delle auto del Rally di Sanremo.

Moto e sacco a pelo, mio fratello ed io partivamo all’alba da casa per andare ad appostarci sui punti migliori, quelli dai quali potevamo scorgere più a lungo le scie dei bolidi. La terra delle crete senesi l’avrei vissuta da tutt’altro punto di vista, ma chi poteva saperlo allora?

Era il 2007 quando nel ciclismo dei professionisti arrivò per la prima volta “L’Eroica”, che nel mondo degli amatori e dei cicloturisti era già diventata una realtà di successo. Per me furono brividi immediati, ma durarono poco: il nostro team manager, Patrick Lefevere, non volle inserirla in calendario.

E sapete la beffa? Quella prima edizione la vinse il russo Kolobnev, medaglia d’argento del Mondiale vinto dal sottoscritto a Stoccarda appena pochi giorni prima. Insomma, magari se ci fossi stato anch’io…

Dall’anno successivo, l’Eroica (che poi si sarebbe consolidata nel mondo pro come “Strade Bianche”) si spostò a inizio stagione, da dove non si sarebbe più mossa. Quella volta c’ero anch’io, e provai a rifarmi.

Ricordo di aver dato battaglia con Ballan, con Pozzato, con Cancellara – che quella corsa l’avrebbe vinta: provai ad attaccare sul durissimo tratto in sterrato di Monte Sante Marie. Pessima idea: arrivai a 70 km/h sulla velocissima discesa, salvo poi trovarmi praticamente fermo sulle rampe al 15/16%. Dopo lo strappo andai in crisi di fame: notte fonda.

Avevo addosso la maglia di Campione del Mondo, e mi ritrovai ultimo. Il giudice di fine corsa continuava a chiedermi se volessi scendere di bici. Gli risposi: “Hai fretta di prendere l’aereo? Io in Piazza del Campo ci arrivo.” E ci arrivai. Ultimo, appunto. Il 2008 fu il mio ultimo anno da pro, non avrei avuto altre occasioni di riviverla nello stesso modo.

EMOZIONI DA PEDALARE

Il motivo per cui volli arrivare in Piazza del Campo ha molto a che fare con il perché in così tanti si presentano all’alba a Gaiole in Chianti per questa lucida follia chiamata L’Eroica.

Ragazzi, se non fosse chiaro: il percorso de L’Eroica non è semplice, è un continuo saliscendi, con la variabile dello sterrato che complica ulteriormente la guida, anche per un professionista: affrontarlo con bici e rapporti d’epoca è, a tutti gli effetti, uno splendido delirio di passione.

Lo fai per vivere qualcosa di unico, che ti emozioni. Nella gara pro, l’unico momento di pura bellezza che riesci davvero ad assaporare è quello finale: Piazza del Campo. Chi partecipa a L’Eroica ha il privilegio di vivere questa impresa nella bellezza a sorsi piccoli e grandi (anche di Chianti, talora), e quanto c’è da vedere sulle cinque distanze: da quest’anno, anche la stessa Piazza del Campo, il magico cuore di Siena.

Il mio tratto del cuore, quello che sento più mio, però è sempre lo stesso: Monte Sante Marie. E non perché è il più duro e inclemente degli strappi di tutta L’Eroica, quello che tanti Eroici conoscono così bene per averlo spesso percorso… a piedi, ma perché è proprio quel punto dove mi fermavo con mio fratello. Quello da cui riuscivo a vedere le auto del Rally di Sardegna per due o tre chilometri, avvolte in un tripudio di polvere.

Quello dove adesso si affolla il pubblico della Strade Bianche a scorgere le gesta dei campioni in quel polverone poetico e familiare, magari in attesa del magico giorno de L’Eroica, quando il tempo torna indietro e i ruoli si scambiano. Senza una classifica a dividere i campioni dai gregari.

AL DI LÀ DEL TRACCIATO

Ma pensare ad Eroica come un evento, o anche solo come un tracciato, è riduttivo. Pedalare in questi territori – Gaiole, Asciano, Montalcino, Buonconvento, e potrei continuare – è una vera benedizione. È un’esperienza a 360°: a pedali, certo, ma anche di bellezza, di gusto, di cultura, di scoperta.

Il percorso de L’Eroica non è un mandato, è un inizio. Un suggerimento per i restanti 364 giorni in cui Gaiole e dintorni tornano immersi nel 21° secolo ciclistico.

Volete un esempio? Da Siena, invece di proseguire per Bagnaia, si può sconfinare ad Ovest, verso Colle Val d’Elsa e la bellissima Monteriggioni, con le sue mura e le vedute, per poi scendere verso Castellina e poi Radda in Chianti: un ulteriore anello, seppur altimetricamente non banale, che rappresenta una variante in più da esplorare prima di ritrovare gli sterrati che hanno reso celebre L’Eroica.

E se le gambe non sono pronte a dislivelli importanti, si può sempre optare per la e-bike. Ma non il giorno de L’Eroica: il mio amico Giancarlo Brocci non me lo perdonerebbe!

Buona Eroica a tutti, e soprattutto buone pedalate!

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