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La Bikeconomy fra cicloturismo, tecnologia e nuove abitudini post Covid

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Nel rapporto di Repower e Università IULM si parla dei benefici della bicicletta in chiave economica e delle prospettive di crescita futura

Quasi dieci miliardi di euro risparmiati grazie alla riduzione della congestione stradale, quattro grazie ai risparmi di carburante. Un cicloturismo che vale 44 miliardi, un mercato della bicicletta che cresce del 5,5 per cento annuo fino al 2022. E poi la salute, con decine di miliardi legati all’allungamento della vita e al minore assenteismo per malattia sui luoghi di lavoro. 

Sono alcuni dei numerosi benefici della bicicletta in Europa, analizzati dal rapporto Italia in bici: scenari, protagonisti e indotto di Repower e Università IULM. Nell’analisi dello scenario attuale, lo studio si sofferma sull’impatto della cosiddetta Bikeconomy, una filiera interessante e variegata, che spazia dai produttori di macchinari e attrezzature fino ai distributori, dai produttori di componentistica fino ai noleggiatori. 

Secondo un Rapporto di Banca Ifis del 2021, nel pre-pandemia questo tessuto produttivo era composto da circa 2.900 imprese – in gran parte rivenditori all’ingrosso e al dettaglio per un giro d’affari complessivo di 9 miliardi di euro e 17.000 persone impiegate.

CICLOTURISMO E VALORIZZAZIONE DEI TERRITORI

Fra i driver principali c’è il cicloturismo. Secondo l’Osservatorio Bikeconomy, nella sola Europa, il cicloturismo muove ogni anno oltre 50 miliardi di euro, di cui quasi un decimo in Italia. 

L’indotto turistico della bicicletta passa anche attraverso la valorizzazione dei territori e lo sviluppo di forme di turismo lento. Esso diventa un’opportunità di rilancio per le economie locali italiane (il cosiddetto “abilitatore”, concetto-chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), grazie all’offerta di vacanze memorabili tra panorami e mozzafiato uno sconfinato patrimonio culturale.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E “BOOM” DELLE E-BIKE

A far “volare” le vendite e l’intera Bikeconomy è l’innovazione tecnologica. Le e-bike infatti sono state un’autentica rivoluzione e hanno tutta l’aria di poter trainare la domanda nei prossimi anni.

È un’idea che filtra nitidamente dalle previsioni della Confederation of the European Bicycle Industry (CONEBI) e della European Cyclist Federation (ECF). Fra il 2019 e il 2030, infatti le vendite delle e-bike nel Vecchio Continente dovrebbero passare da 3,7 milioni a 17 milioni di unità. 

DOMANDA GLOBALE E NUOVE ABITUDINI POST-PANDEMIA

A influire sulle scelte e le abitudini, in tutto il mondo, è stato anche il coronavirus. La capienza ridotta dei mezzi pubblici e il desiderio di distanziamento e sicurezza, infatti, ha portato a una crescita del 20 per cento della domanda globale di bicicletta. E per un produttore su due i ricavi aumenteranno anche quest’anno.

Secondo ExtraEnergy, organizzazione attiva nel monitoraggio dell’industria e-bike, l’andamento delle vendite di bici elettriche in Europa potrebbe ricalcare quello registrato in Cina nel 2002 dopo l’epidemia di Sars: il +29 per cento di e-bike prodotte, rispetto al 2019, sembra confermare questa ipotesi.

POTENZIALE PRODUTTIVO E ACCORCIAMENTO DELLE RETI

Altro effetto della pandemia, spiegato nel report Italia in bici: scenari, protagonisti e indotto di Repower e Università IULM, è stato il nuovo slancio dato al potenziale produttivo europeo dalle chiusure dovute alla pandemia, che hanno inferto un duro colpo alle catene di fornitura mondiali.

Dalla globalizzazione, si è passati al processo opposto di accorciamento delle reti. E tante aziende che avevano delocalizzato, oggi sono tornate a produrre bici e componentistica in Europa e in Italia, prevedendo una crescita dei ricavi.

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