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La bici che si sposta da sola è la nuova “alleata” per la mobilità urbana

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Sviluppato da Mit Media Labs, il progetto Autonomous Bicycle potrebbe contribuire a ottimizzare le flotte di mezzi in termini di numeri e disponibilità

Chi ha qualche lustro sulle spalle e ha concesso qualcosa alla pigrizia dello zapping, fra una pedalata e l’altra, ricorderà “Supercar” (“Knight rider” in lingua originale), produzione americana degli anni Ottanta, quando ancora le serie TV venivano chiamate telefilm: protagonista era un’automobile, KITT, con decine di funzioni fra cui quella di guidarsi da sola tramite l’Auto Cruise.

Una dote, la guida autonoma, diventata realtà per molte autovetture e che adesso sembra pronta a “sbarcare” anche sul mercato della bicicletta, grazie al progetto Autonomous Bicycle sviluppato da Mit Media Labs, il cui obiettivo potrebbe avere importanti e positive ripercussioni sul bike sharing cittadino.

L’IMPATTO SUL BIKE SHARING: FLOTTE RIDOTTE MA MIGLIORE DISPONIBILITÀ

Il nome stesso di questa sfida tecnologica, Autonomous Bicycle, implica la possibilità per le biciclette di spostarsi da sole e, in effetti, per le due ruote la funzione della guida autonoma serve unicamente a far arrivare il veicolo nei pressi del futuro utilizzatore.

Tradotto, in termini di bike sharing: riduzione delle flotte e disponibilità migliore dei mezzi a tutte le ore. È quanto espresso dagli stessi ricercatori del MIT in un documento che esalta proprio il potenziale impatto di una flotta di biciclette autonome sulla mobilità cittadina.

DA BICI A TRICICLO, PER RAGGIUNGERE IL NUOVO UTENTE

Con Autonomous Bicycle si va oltre il sistema dei veicoli presi o lasciati presso le stazioni di carica, ma anche del “dockless”, ovvero bici visualizzabili su una mappa e lasciate dagli utilizzatori anche al di fuori di una stazione. Il fil rouge, chiaramente, è l’uso di un’app che in questo caso permetterà di chiamare la bici quando serve.

Caratteristica strutturale necessaria perché la bici possa guidarsi da sola, per raggiungere un cliente o un punto di carica, è la disponibilità di tre ruote: la posteriore sarà infatti capace di dividersi in due ruote separate, trasformando la bici in un triciclo.

MAGGIORE DISPONIBILITÀ DI MEZZI, FLOTTE MENO GRANDI E RISPARMIO

E le ripercussioni sulla mobilità urbana? Eccole: secondo gli studiosi del MIT un sistema di trasporto con bici autonome consentirebbe di riequilibrare le flotte di veicoli e di evitare la loro concentrazione in alcuni orari in determinate zone della città.

Spostandosi da sole eliminerebbero anche il bisogno, specie per i sistemi dockless, di ridistribuirle con altri mezzi sull’area cittadina, un’attività spesso fondamentale per riposizionare una flotta usabile da più persone in aree diverse.

Quanto vi incuriosisce la nuova bici “autonoma” che arriva da sola e perché anche voi avete sorriso pensando a Supercar?

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