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Veneto, la bici motore dello sviluppo nel nuovo piano regionale della mobilità ciclistica 

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La Regione punta sulla bicicletta come strumento di valorizzazione del territorio e mezzo da incentivare per gli spostamenti e per il cicloturismo: previste 12 ciclovie per circa 2mila chilometri

“Uno strumento sulla base del quale poter costruire una nuova visione della ciclabilità in Veneto”; “un progetto destinato a lasciare il segno” considerata l’ampia condivisione avuta con i territori e gli enti. 

Si presenta così, con le parole della vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e Trasporti del Veneto, Elisa De Berti, il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC) pubblicato nelle scorse settimane.

Il PRMC è il primo piano di mobilità lenta con una visione territoriale a 360 gradi, per rendere la bicicletta il cardine di una strategia al servizio di cittadini, turisti e imprese.

I CINQUE OBIETTIVI PER IL TERRITORIO E LA CRESCITA OCCUPAZIONALE

Cinque gli obiettivi per il futuro territorio veneto individuati dalla Regione e spiegati nello spettacolare video promozionale: infrastrutturare la rete ciclabile regionale; avviare modelli di gestione coordinata; promuovere processi sostenibili di sviluppo locale; abitare il paesaggio e le sue bellezze anche nelle aree più arginali; innescare un cambiamento culturale.

Perché non tutte le catene sono pericolose; alcune, come quelle della bicicletta, “rendono liberi di connettere luoghi in modo sostenibile, di migliorare la qualità della vita”, oltre a creare opportunità di crescita occupazionale per i cittadini.

LE QUATTRO CICLOVIE DI TERRA DEL PRMC DELLA REGIONE VENETO

Lungi dall’essere solo una linea sulla quale pedalare, una ciclovia è un filo che unisce il territorio, lo rigenera e lo fa crescere, anche per la Regione Veneto; il PRMC individua una rete ciclabile di circa duemila chilometri, suddivisa fra 12 ciclovie o dorsali di terra e di acqua.

La quattro ciclovie di terra del Veneto inserite nel Piano Regionale della Mobilità Ciclistica sono la Ciclovia della Costa, da Ariano nel Polesine (Rovigno) a San Michele al Tagliamento (Venezia), la Ciclovia della Bassa Pianura, da Guarda Veneta (Rovigo) a San Michele al Tagliamento (Venezia), la Ciclovia dell’Alta Pianura, da Casaleone (Verona) a Mansuè (Treviso) e la Ciclovia della Collina e della Montagna, da Valeggio sul Mincio (Verona) a Cortina d’Ampezzo (Belluno).

LE OTTO CICLOVIE D’ACQUA, SEI IN PROVINCIA DI VENEZIA

Delle otto ciclovie d’acqua, due si concludono a Chioggia (Venezia): la Ciclovia del Bacchiglione con partenza da Vicenza e la Ciclovia del Brenta che muove da Enego (Vicenza).

Altrettante hanno come approdo Jesolo (Venezia). Si tratta della Ciclovia del Piave, con partenza da Soverzene (Belluno) e la Ciclovia del Sile da Volpago del Montello (Treviso). In provincia di Venezia arrivano anche la Ciclovia del Livenza, da Gaiarine (Treviso) a Caorle, e la Ciclovia del Tagliamento, nel comune di San Michele al Tagliamento.

Ciclovie d’acqua incluse nel Piano Regionale della Mobilità Ciclistica della Regione Veneto sono anche la Ciclovia del Po-Mincio-Garda, da Malcesine (Verona) a Porto Tolle (Rovigo) e la Ciclovia dell’Adige, da Brentino Belluno (Verona) a Rosolina (Rovigo).

Quali sono secondo voi i benefici maggiori legati a una rete organizzata di ciclovie? Confrontiamoci nei commenti!

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