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Limite a 25 chilometri orari, una tutela per il settore

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E se il limite europeo di 25 km/h per le e-bike avesse i giorni contati?A sollevare il tema è stato Enrico Guala, figura di primo piano dell’imprenditoria legata alla mountain bike, fondatore di 4Guimp e consulente per la Finale Outdoor Region. Ospite del podcast francese En roue libre, Guala ha lanciato un chiaro avvertimento sui […]

E se il limite europeo di 25 km/h per le e-bike avesse i giorni contati?

A sollevare il tema è stato Enrico Guala, figura di primo piano dell’imprenditoria legata alla mountain bike, fondatore di 4Guimp e consulente per la Finale Outdoor Region. Ospite del podcast francese En roue libre, Guala ha lanciato un chiaro avvertimento sui rischi normativi che il settore sta correndo:

«A mio parere, abbiamo un grosso problema con la potenza dei motori. Oggi siamo all’800 per cento, il che è contro le regole della Commissione Europea, e a un certo punto ci diranno: “Ragazzi, queste bici a pedalata assistita sono un’eccezione alla regola dell’omologazione, sono sempre più vicine a motociclette vere e proprie” con l’effetto che cambi la normativa e uniformi le e-mtb alle moto chiudendo loro il passaggio per sentieri e foreste».

Secondo Guala, le responsabilità non sono solo normative, ma anche interne al settore. Le sue critiche si rivolgono direttamente al mondo dell’industria e alle pressioni esercitate dai grandi produttori, sempre più focalizzati sull’aumento delle prestazioni:

«Penso che siamo in un settore troppo opportunistico. Ci siamo concentrati solo sui dati di vendita delle bici elettriche, non abbiamo educato la gente e stiamo inseguendo il potere per vendere, senza capire che questo è il rischio più grande nella storia della mountain bike. Andare a ruota libera sta rovinando la strada, quello che sta succedendo è troppo pericoloso.

Questo perché avviene? Perché non abbiamo la responsabilità di porci dei limiti. I motori e le biciclette particolarmente potenti o senza restrizioni provengono anche da territori che non hanno le nostre stesse limitazioni. Stiamo parlando di Stati Uniti e Cina, mentre i produttori europei hanno altre direttive e a ben guardare sono più che sufficienti. Ma le aziende continuano a produrre motori sempre più forti e vorrebbero venderli anche in Europa, se non riusciamo ad avere un dialogo a un certo punto saranno i legislatori europei a dircelo, ma sarà troppo tardi».

Alla base di questa deriva, secondo l’imprenditore, c’è l’incapacità di autoimporsi dei limiti. Molti motori particolarmente potenti – o del tutto privi di restrizioni – arrivano da mercati che non condividono le stesse regole europee, come Stati Uniti e Cina.

«I produttori europei – sottolinea – operano già entro direttive più che sufficienti. Ma le aziende continuano a sviluppare motori sempre più performanti e vorrebbero commercializzarli anche in Europa. Se non si apre un dialogo serio, saranno i legislatori europei a intervenire. E quando accadrà, potrebbe essere troppo tardi».

Il rischio è concreto. Eventuali restrizioni all’accesso di sentieri e spazi naturali non colpirebbero soltanto i possessori di e-bike, ma l’intero mondo della mountain bike, infliggendo un ulteriore colpo a un settore già in difficoltà sul piano agonistico, con inevitabili ricadute anche sul cicloturismo.

«Io adoro andare in bici – sottolinea Guala – non ho mai posseduto una moto. Ho un motore sulla mia bici, va bene, ma deve pur sempre essere una bici…».

Il tema non riguarda solo la Francia. Anche in Italia il dibattito è sempre più acceso e chi pratica cicloturismo offroad sente l’esigenza di tutelare i trail da un utilizzo indiscriminato. Il primo passo è contrastare l’uso diffuso di “trucchi” per aumentare potenza e velocità dei motori, una pratica che mina la credibilità dell’intero movimento.

Prima ancora che una questione tecnica o normativa, è una questione culturale. E il futuro dell’e-MTB passa inevitabilmente da qui.

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