Negli ultimi anni si è parlato molto del limite di velocità delle e-bike fissato a 25 km/h in Europa. Tuttavia, il quadro normativo è in continua evoluzione e risente anche di quanto accade al di fuori dei confini europei.
Un esempio significativo arriva dall’Australia, dove è in corso un acceso dibattito sull’utilizzo dei mezzi di micromobilità, come biciclette a pedalata assistita e monopattini elettrici. Nello Stato del Queensland, una commissione parlamentare ha proposto un giro di vite con due misure principali: il divieto di utilizzo per i minori di 16 anni e l’introduzione dell’obbligo di patente anche per i veicoli elettrici leggeri. Queste proposte nascono da un’indagine sulla sicurezza che ha evidenziato un numero di incidenti superiore alle attese.
A incidere sull’opinione pubblica è stato anche un tragico episodio: la morte di un bambino di 8 anni, avvenuta lo scorso ottobre nella Sunshine Coast in seguito a un incidente con una e-bike. Il caso ha avuto ampia risonanza mediatica, contribuendo ad alimentare il dibattito, insieme all’aumento di incidenti, feriti e casi di incendi legati alle batterie, registrati sia in Australia sia in altri Paesi del Commonwealth.
La reazione delle istituzioni e delle associazioni è stata decisa. L’Australian Medical Association ha richiesto misure più rigorose: rispetto dei limiti di velocità, innalzamento dell’età minima a 16 anni, obbligo di casco e protezioni e sviluppo di infrastrutture dedicate alla micromobilità.
Guardando all’Italia, spesso si tende a pensare che altri Paesi siano più avanzati, ma non è sempre così. Nel nostro Paese, ad esempio, è già obbligatorio l’uso del casco per tutti i minorenni. Anche qui il tema è al centro del dibattito politico: sono state avanzate proposte per elevare l’età minima a 16 anni e valutare l’introduzione di una patente, avvicinando così la regolamentazione delle e-bike a quella dei monopattini.
Al momento, però, l’attenzione del legislatore italiano sembra concentrarsi soprattutto sui monopattini elettrici, diffusisi rapidamente a partire dal periodo pandemico. Per le biciclette a pedalata assistita si mantiene invece un approccio più prudente, al fine di non ostacolare la mobilità sostenibile.
Resta fondamentale il limite dei 25 km/h, che rappresenta una vera linea di demarcazione normativa. Le e-bike che superano tale soglia, come le Speed Pedelec (fino a 45 km/h), sono già equiparate ai ciclomotori: per utilizzarle è necessario avere almeno 16 anni, essere in possesso di patente AM, oltre a targa, assicurazione, specchietto e casco omologato.
Questo è il quadro attuale, ma diversi segnali indicano possibili cambiamenti nel prossimo futuro, soprattutto in occasione della prossima legge di bilancio.


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